A fianco dei retailer americani che hanno da tempo scelto la tecnologia Rf per soddisfare le proprie esigenze di protezione,si evidenziano altre situazioni rilevanti in Europa e nel resto del mondo.Il 75% circa dei magazzini fai-da-te britannici e oltre il 90% dei punti di vendita della grande distribuzione alimentare in Spagna hanno già adottato soluzioni in radiofrequenza.Significative testimonianze in questo senso sono venute dai clienti Checkpoint nell'ambito dell'European Source Tagging Forum tenutosi a Barcellona.In particolare, El Corte Ingles è stata una di quelle catene che hanno creduto per prime nella protezione Rf, tanto che l'ha adottata nell'80% dei punti di vendita integrandola con il controllo tramite telecamere a circuito chiuso." L'impiego di questa tecnologia ci consente di apurare con esattezza doce si verifica la fuga della merce - spiega Juan Carlos Fernàndez-Cernuda , direttore sicurezza del gruppo.Per fare questo è importante che vi sia collaborazione tra i vari reparti, dalla logistica al commerciale , ed una forte motivazione da parte del personale".
La collaborazione dei dipendenti si è rivelata fondamentale nel caso di Intermarché, che ha effettuato alcuni test sui gruppi di prodotti più soggetti ai furti quali champagne,spumanti,liquori,lamette,pile ecc(un totale di 39 referenze). Il test si è svolto in un pdv di 1.200 mq dotato di sette case e si è articolato su un periodo di tre mesi, diviso in tre periodi di quattro settimana. Nel primo periodo, caratterizato dall'assenza di qualsiasi sistema Eas, l'ammontare di ammanchi è stato pari al 14,67% per i brand nazionali e dell' 8,77% per le private label. Nel secondo periodo con sistema Eas installato, la quota degli ammanchi per i brand e le private label è stato rispettivamente del 3,46% e del 4,46%. L'ultima fase del test condotta con la presenza dei sistemi Eas e con il personale addestrato ha portato ad un lieve incremento nella quota dei furti di brand nazionali, passata al 3,76% ma nel contempo ha fatto segnare una drastica riduzione dei furti nelle private label passati dal 4,64% allo 0,78%. "un punto di vendita attrezzato con sistemi Eas può ridurre l'incidenza dei furti di circa il 70%" ha affermato Guillaume Drouard , security e Tlc manager di Intermarché, incidenza che può salire all'80% con la presenza di sistemi Eas e di personale addestrato." Quello dell'antitaccheggio è tuttavia,solo uno dei possibili utilizzi della tecnlogia Rfid per la quale si aprono molte nuove applicazioni nel settore retail."Una delle implementazioni più interessanti dell'Rfid è sicuramente quella relativa al tracking nella supply chain - conferma infatti David Shoemaker, vice presidente marketing strategico del gruppo Checkpoint Systems-. Abbiamo inoltre messo a punto un ventaglio di soluzioni che vanno dall'autoinventario sullo scaffale, al self checkout veloce, alla firma elettronica solo per citarne alcune".
Mario Bendin e Enrico Sacchi
Fonte: "Panorama"
giovedì 7 marzo 2013
martedì 12 febbraio 2013
Il taccheggio
di Adriano Mattioli
Dal recente rapporto dell'Eurispes l'entità del taccheggio nelle unità di vendita a libero servizio nel corso del '94 , è stimata in 855 miliardi di lire, pari quindi ad oltre due miliardi e mezzo al giorno.
In molte di queste l'incidenza delle perdite sta mettendo a rischio la sopravvivenza degli esercizi stessi, e non è più possibile come in passato assorbire ammanchi elevati, in quanto l'aumento della competizione e dei costi ha generato una progressiva erosione dei margini.
Per recuperare utili si è dovuto ricorrere alla riduzione dei servizi diretti di assistenza ai clienti e le carenze di personale, unite a esposizioni di merci sempre più invitanti per stimolare gli acquisti d'impulso, generano anche maggiori furti di natura occasionale. Si è arricchita la tipologia dei taccheggiatori a causa di un'incontrollata immigrazione, dell'aumento dei tossicodipendenti ed emarginati che ha innalzato il volume dei reati abituali o continuativi; inoltre è possibile che la perdita del potere d'acquisto della nostra moneta con l'aumento dell'inflazione, possa generare un incremento di furti, tra cui quelli interni, fra l'altro già di considerevole entità.
Il taccheggio nella grande distribuzione è superiore anche per quella sorta di alibi morale che il ladro avverte nel derubare un "ente" che dimostra una sfacciata opulenza in quanto costretto ad esporre un'elevata quantità di merci; l'assenza di un rapporto di identificazione col derubato è un fattore determinante che rende la percentuale dei ladri potenziali certamente più elevata.
A questo proposito è sintomatico l'episodio riportato da alcuni quotidiani verso la fine dello scorso anno: due rapinatori , dopo essersi fatti "consegnare" 6 milioni in un supermercato, erano stati intercettati all'uscita dall'equipaggio di un furgone portavalori. Le guardie giurate sparano alcuni colpi di pistola e i rapinatori, nella concitazione della fuga, abbandonarono il bottino.
I passanti che avevano assistito alla scena, non si preoccuparono della cattura dei rapinatori, ma della salvaguardia del malloppo prodigandosi per la "custodia" delle banconote; infatti quando al termine del trambusto si trattò di recuperare il bottino, si trovarono solo gli spiccioli. La coscienza civica e l'onestà, parafrasando il Manzoni per bocca di Don Abbondio, sono come il coraggio:"uno non se lo può dare".
Era tarda sera e i passanti, di diversa età ed estrazione sociale , solidarizzarono immediatamente giustificandosi reciprocamente per l'intervento.
Siamo dunque tutti ladri potenziali? Certamente no, ma è anche vero che l'opportunità aiuta: c'è chi non evade le tasse solo perché non può evaderle, come c'è chi non ha mai intascato una tangente per il solo fatto che non è mai stato nella posizione per poterlo fare; e così via.
Se questo preambolo può aiutare a capire il fenomeno del taccheggio e dei fattori esterni che lo influenzano, il furto interno presenta aspetti più complessi e il suo abbattimento è certamente di più difficile realizzazione.
Inoltre , poiché c'è una precisa relazione fra la qualità degli impiegati e le perdite subite dal punto vendita, la fedeltà del personale influenza in modo determinante anche la riduzione dei furti esterni.
Peter Berlin, titolare di una nota agenzia di consulenza in USA specializzata nella prevenzione dei furti, si è stupito in occasione di una sua recente indagine in Europa, della generale incoltura degli operatori nel settore.
I metodi tradizionali e poco coerenti con la moderna realtà nella gestione dei problemi interessanti la riduzione delle perdite sono un riflesso dello scarso interesse da parte degli operatori nel promuovere opportuni studi ed investire in ricerche nell'area delle differenze inventariali; infatti non esistono informazioni nel settore specifico(a parte sporadiche pubblicazioni inglesi), in quanto non se ne avverte la necessità in termini prioritari.
Risultato: la media percentuale delle perdite rispetto alle vendite è in Europa circa il doppio rispetto agli USA e l'Italia non brilla certamente nel panorama generale.
P. Berlin rileva che i distributori europei impiegano spesso attrezzature di controllo più sofisticate ed in misura superiore che in U.S.A., e che ben pochi fra questi hanno compreso che le perdite non sono solo da imputarsi a fattori quali il taccheggio, a furti interni , o a errori amministrativi ecc., ma sono soprattutto un problema di management.
Gli operatori italiani non fanno eccezione: anche i nostri grandi distributori non promuovono studi e non investono in ricerche,coinvolgendo i dirigenti e i responsabili a tutti i livelli nell'analisi delle cause per arrivare ad una gestione mirata delle risorse umane, inserita in un piano organico.
La ricerca per l'abbattimento delle perdite , viene vista solo quale indagine sul miglior rapporto prezzo-qualità degli impianti antitaccheggio o dei materiali più avanzati interessanti nel settore; tutto si riduce alla gestione dei budgets destinati ai soli acquisti di attrezzature, e anche quei pochi preposti che si rendono conto che i materiali sono solo una delle componenti di un concetto globale di strategia preventiva, sono costretti ad adeguarsi al trend generale.
In effetti stupisce che "un'azienda" come quella interessante la gestione delle perdite, con un "fatturato" spesso superiore al 2% rispetto alle vendite, non debba essere condotta con lo stesso criterio dell'organizzazione commerciale che l'accorpa.
In parte questa carenza deve essere interpretata quale un errore di gioventù: la nostra distribuzione organizzata ha fatto passi da gigante in poco tempo e gli sforzi sono stati prevalentemente profusi nel commerciale guardando alle esperienze condotte da altri paesi più avanzati nel settore quali la Germania, la Gran Bretagna e soprattutto la Francia.
Abbiamo ben assimilato le tecniche del marketing, nate e sviluppatesi in USA, ma non la cultura della prevenzione delle perdite che è una componente , o conseguenza delle vendite a libero servizio.
Abbiamo spesso superato i maestri in termini applicativi delle tecniche di comunicazione commerciale(merchandising); nella ricerca delle migliori disposizioni delle merci (display); nelle strategie mirate ad attivare la clientela attraverso l'impiego delle attrezzature ed esposizione dei prodotti(layout); abbiamo imparato tutto e bene, meno che difenderci dai ladri.
Le tecniche dai noi attuate sono generalmente mirate a reprimere , anziché dissuadere; le attrezzature anziché risolvere i problemi, ne creano talvolta di nuovi perché non gestite in modo apporpiato essendo scollegate da un programma strategico; i nostri distributori investono spesso notevoli risorse in materiali che restano in seguito sotto-inutilizzati; non si è ancora assimilato il concetto che l'obbiettivo non è quello di abbassare la percentuale dei ladri, ma di abbassare il furto.
Nel programmare un piano di strategie preventive, è opportuno ricordare che noi non possiamo far molto per controllare o modificare i fattori esterni, mentre possiamo influenzare e controllare quelli interni all'azienda.
E' certamente più oneroso lo sforzo impiegato per incrementare una certa percentuale di vendite, o meglio di utili(in questo caso si tratta, rispolverando un vecchio assioma sindacale, di una "variabile indipendente"), di quello necessario in termini di investimento per raggiungere lo stesso risultato attraverso la riduzione delle perdite.
Ma la maggior parte degli operatori preferisce stranamente investire 100 lire
Dal recente rapporto dell'Eurispes l'entità del taccheggio nelle unità di vendita a libero servizio nel corso del '94 , è stimata in 855 miliardi di lire, pari quindi ad oltre due miliardi e mezzo al giorno.
In molte di queste l'incidenza delle perdite sta mettendo a rischio la sopravvivenza degli esercizi stessi, e non è più possibile come in passato assorbire ammanchi elevati, in quanto l'aumento della competizione e dei costi ha generato una progressiva erosione dei margini.
Per recuperare utili si è dovuto ricorrere alla riduzione dei servizi diretti di assistenza ai clienti e le carenze di personale, unite a esposizioni di merci sempre più invitanti per stimolare gli acquisti d'impulso, generano anche maggiori furti di natura occasionale. Si è arricchita la tipologia dei taccheggiatori a causa di un'incontrollata immigrazione, dell'aumento dei tossicodipendenti ed emarginati che ha innalzato il volume dei reati abituali o continuativi; inoltre è possibile che la perdita del potere d'acquisto della nostra moneta con l'aumento dell'inflazione, possa generare un incremento di furti, tra cui quelli interni, fra l'altro già di considerevole entità.
Il taccheggio nella grande distribuzione è superiore anche per quella sorta di alibi morale che il ladro avverte nel derubare un "ente" che dimostra una sfacciata opulenza in quanto costretto ad esporre un'elevata quantità di merci; l'assenza di un rapporto di identificazione col derubato è un fattore determinante che rende la percentuale dei ladri potenziali certamente più elevata.
A questo proposito è sintomatico l'episodio riportato da alcuni quotidiani verso la fine dello scorso anno: due rapinatori , dopo essersi fatti "consegnare" 6 milioni in un supermercato, erano stati intercettati all'uscita dall'equipaggio di un furgone portavalori. Le guardie giurate sparano alcuni colpi di pistola e i rapinatori, nella concitazione della fuga, abbandonarono il bottino.
I passanti che avevano assistito alla scena, non si preoccuparono della cattura dei rapinatori, ma della salvaguardia del malloppo prodigandosi per la "custodia" delle banconote; infatti quando al termine del trambusto si trattò di recuperare il bottino, si trovarono solo gli spiccioli. La coscienza civica e l'onestà, parafrasando il Manzoni per bocca di Don Abbondio, sono come il coraggio:"uno non se lo può dare".
Era tarda sera e i passanti, di diversa età ed estrazione sociale , solidarizzarono immediatamente giustificandosi reciprocamente per l'intervento.
Siamo dunque tutti ladri potenziali? Certamente no, ma è anche vero che l'opportunità aiuta: c'è chi non evade le tasse solo perché non può evaderle, come c'è chi non ha mai intascato una tangente per il solo fatto che non è mai stato nella posizione per poterlo fare; e così via.
Se questo preambolo può aiutare a capire il fenomeno del taccheggio e dei fattori esterni che lo influenzano, il furto interno presenta aspetti più complessi e il suo abbattimento è certamente di più difficile realizzazione.
Inoltre , poiché c'è una precisa relazione fra la qualità degli impiegati e le perdite subite dal punto vendita, la fedeltà del personale influenza in modo determinante anche la riduzione dei furti esterni.
Peter Berlin, titolare di una nota agenzia di consulenza in USA specializzata nella prevenzione dei furti, si è stupito in occasione di una sua recente indagine in Europa, della generale incoltura degli operatori nel settore.
I metodi tradizionali e poco coerenti con la moderna realtà nella gestione dei problemi interessanti la riduzione delle perdite sono un riflesso dello scarso interesse da parte degli operatori nel promuovere opportuni studi ed investire in ricerche nell'area delle differenze inventariali; infatti non esistono informazioni nel settore specifico(a parte sporadiche pubblicazioni inglesi), in quanto non se ne avverte la necessità in termini prioritari.
Risultato: la media percentuale delle perdite rispetto alle vendite è in Europa circa il doppio rispetto agli USA e l'Italia non brilla certamente nel panorama generale.
P. Berlin rileva che i distributori europei impiegano spesso attrezzature di controllo più sofisticate ed in misura superiore che in U.S.A., e che ben pochi fra questi hanno compreso che le perdite non sono solo da imputarsi a fattori quali il taccheggio, a furti interni , o a errori amministrativi ecc., ma sono soprattutto un problema di management.
Gli operatori italiani non fanno eccezione: anche i nostri grandi distributori non promuovono studi e non investono in ricerche,coinvolgendo i dirigenti e i responsabili a tutti i livelli nell'analisi delle cause per arrivare ad una gestione mirata delle risorse umane, inserita in un piano organico.
La ricerca per l'abbattimento delle perdite , viene vista solo quale indagine sul miglior rapporto prezzo-qualità degli impianti antitaccheggio o dei materiali più avanzati interessanti nel settore; tutto si riduce alla gestione dei budgets destinati ai soli acquisti di attrezzature, e anche quei pochi preposti che si rendono conto che i materiali sono solo una delle componenti di un concetto globale di strategia preventiva, sono costretti ad adeguarsi al trend generale.
In effetti stupisce che "un'azienda" come quella interessante la gestione delle perdite, con un "fatturato" spesso superiore al 2% rispetto alle vendite, non debba essere condotta con lo stesso criterio dell'organizzazione commerciale che l'accorpa.
In parte questa carenza deve essere interpretata quale un errore di gioventù: la nostra distribuzione organizzata ha fatto passi da gigante in poco tempo e gli sforzi sono stati prevalentemente profusi nel commerciale guardando alle esperienze condotte da altri paesi più avanzati nel settore quali la Germania, la Gran Bretagna e soprattutto la Francia.
Abbiamo ben assimilato le tecniche del marketing, nate e sviluppatesi in USA, ma non la cultura della prevenzione delle perdite che è una componente , o conseguenza delle vendite a libero servizio.
Abbiamo spesso superato i maestri in termini applicativi delle tecniche di comunicazione commerciale(merchandising); nella ricerca delle migliori disposizioni delle merci (display); nelle strategie mirate ad attivare la clientela attraverso l'impiego delle attrezzature ed esposizione dei prodotti(layout); abbiamo imparato tutto e bene, meno che difenderci dai ladri.
Le tecniche dai noi attuate sono generalmente mirate a reprimere , anziché dissuadere; le attrezzature anziché risolvere i problemi, ne creano talvolta di nuovi perché non gestite in modo apporpiato essendo scollegate da un programma strategico; i nostri distributori investono spesso notevoli risorse in materiali che restano in seguito sotto-inutilizzati; non si è ancora assimilato il concetto che l'obbiettivo non è quello di abbassare la percentuale dei ladri, ma di abbassare il furto.
Nel programmare un piano di strategie preventive, è opportuno ricordare che noi non possiamo far molto per controllare o modificare i fattori esterni, mentre possiamo influenzare e controllare quelli interni all'azienda.
E' certamente più oneroso lo sforzo impiegato per incrementare una certa percentuale di vendite, o meglio di utili(in questo caso si tratta, rispolverando un vecchio assioma sindacale, di una "variabile indipendente"), di quello necessario in termini di investimento per raggiungere lo stesso risultato attraverso la riduzione delle perdite.
Ma la maggior parte degli operatori preferisce stranamente investire 100 lire
lunedì 11 febbraio 2013
Per un'efficace protezione delle merci esposte
La Ferlabel è un'azienda specializzata nella protezione delle merci esposte nei punti vendita. Il fenomeno del taccheggio è infatti un problema che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, sottraendo importanti valori di profitto alla Grande Distribuzione de ai singoli dettaglianti. Per questo la prevenzione non può essere efficacemente affrontata se non da veri esperti antitaccheggio e deve svilupparsi su diversi livelli di operatività per contrastare il fenomeno.
La Ferlabel con la propria produzione di etichette e dispositivi segnalatori di taccheggio, si propone agli operatori interessati come una valida partner per affrontare e risolvere i problemi del taccheggio; essa è in grado infatti di offrire il massimo dal punto di vista dell'assistenza e del servizio in generale. A tal fine collabora direttamente con i responsabili dei negozi, servendosi della rete di concessionari presente oggi in Italia, i quali garantiscono assistenza e collaborazione agli interessati, così da assicurare la continuità del servizio.
La Ferlabel offre una gamma completa di prodotti e sistemi sia con tecnologia radiofrequenza che elettromagnetica, con soluzioni specifiche per la protezione di ogni settore merceologico. Essa dispone di etichette adesive invisibili per entrambe le tecnologie sopracitate, con la possibilità di realizzare etichettature specifiche e personalizzate, volendo anche alla fonte, cioè gia al momento della produzione dei manufatti. La capacità di installare ed assistere in proprio i sistemi antitaccheggio su tutto il territorio consente a Ferlabel di proporsi come partner per catene di negozi e supermercati, offrendo un ottimo rapporto prezzo/prestazioni / competenza.Può inoltre fornire ai propri sistemi anche ad aziende specializzate in sistemi di sicurezza che vogliono integrare i propri sistemi anche con questa opportunità. Solo aziende primarie e selezionate potranno ricevere la collaborazione diretta al fine di mantenere alto il livello di professionalità e specializzazione necessario a garantire i migliori risultati tecnici e fornire inoltre un nuovo programma di etichettatura alla fonte compatibile con gli attuali sistemi gia presenti nei negozi e ne integra l'efficacia con sistemi televisivi a circuito chiuso dell'ultima tecnologia , producendo in proprio i sistemi di gestione e controllo delle immagini a distanza.
La Ferlabel con la propria produzione di etichette e dispositivi segnalatori di taccheggio, si propone agli operatori interessati come una valida partner per affrontare e risolvere i problemi del taccheggio; essa è in grado infatti di offrire il massimo dal punto di vista dell'assistenza e del servizio in generale. A tal fine collabora direttamente con i responsabili dei negozi, servendosi della rete di concessionari presente oggi in Italia, i quali garantiscono assistenza e collaborazione agli interessati, così da assicurare la continuità del servizio.
La Ferlabel offre una gamma completa di prodotti e sistemi sia con tecnologia radiofrequenza che elettromagnetica, con soluzioni specifiche per la protezione di ogni settore merceologico. Essa dispone di etichette adesive invisibili per entrambe le tecnologie sopracitate, con la possibilità di realizzare etichettature specifiche e personalizzate, volendo anche alla fonte, cioè gia al momento della produzione dei manufatti. La capacità di installare ed assistere in proprio i sistemi antitaccheggio su tutto il territorio consente a Ferlabel di proporsi come partner per catene di negozi e supermercati, offrendo un ottimo rapporto prezzo/prestazioni / competenza.Può inoltre fornire ai propri sistemi anche ad aziende specializzate in sistemi di sicurezza che vogliono integrare i propri sistemi anche con questa opportunità. Solo aziende primarie e selezionate potranno ricevere la collaborazione diretta al fine di mantenere alto il livello di professionalità e specializzazione necessario a garantire i migliori risultati tecnici e fornire inoltre un nuovo programma di etichettatura alla fonte compatibile con gli attuali sistemi gia presenti nei negozi e ne integra l'efficacia con sistemi televisivi a circuito chiuso dell'ultima tecnologia , producendo in proprio i sistemi di gestione e controllo delle immagini a distanza.
mercoledì 6 febbraio 2013
Antitaccheggio: una soluzione a 360° per ridurre i furti nei punti vendita
La Ferlabel opera principalmente su tre categorie merceologiche: prodotti per ufficio con marchi Meto e Dymo, sistemi di sicurezza antitaccheggio con marchio Checkpoint Meto, e sistemi di gestione delle code.
La Ferlabel nasce nel 1978 con la distribuzione delle prezzatrici Meto, che sostituiscono il tampone ad inchiostro,per il Lazio e la provincia di Terni. Sin dalla nascita , mediante la stampa e l'applicazione di etichette autoadesive Esselte Meto, super il concetto di semplice prezzatura e permette di promuovere( con la diversificazione dei colori delle etichette), di praticare una prima protezione( etichette di sicurezza con intagli) e di rafforzare l'immagine del punto vendita(etichette prestampate e personalizzate).
Da oltre 35 anni la Ferlabel distribuisce codificatrici e stampanti termiche e a trasferimento termico per il codice a barre e, ancora una volta, riesce ad andare oltre la semplice identificazione del prodotto fornendo una gamma di etichette e cartellini tale da soddisfare qualunque esigenza.
Per controbattere la crescente erosione dei margini del punto vendita, l'etichetta con intagli di sicurezza non ed Esselte Sviluppa i suoi sistemi di antitaccheggio. Lo fa sapendo che il suo cliente non può perdere tempo a identificare - prezzare - proteggere in momenti diversi con risorse diverse e abbina i suoi sistemi di antitaccheggio una gamma di supporti compatibili con i propri sistemi di prezzatura e codifica: etichette autoadesive per la fedele prezzatrice,etichette e cartellini per la più moderna stampante, etichette rigide e accessori vari. Tutte le esigenze del punto vendita incorporate in una sola etichette. Ma non basta. Il futuro immediato porta al lancio di un sistema, tecnologicamente all'avanguardia, di frontalini elettronici , display elettronici, posti sullo scaffale,sostituiscono i vecchi frontalini in carta o cartoncino. L'aggiornamento dei prezzi di migliaia di referenze si fa in minuti e non più in giornate. Contribuendo al raggiungimento dell'efficienza nel punto vendita. Ma si può fare di più? Pensiamo di poter togliere l'incombenza dell'etichettatura e edella protezione dal punto di vendita. La Ferlabel , forte della sua esperienza nella prezzatura e codifica articoli nei punti vendita, ha sviluppato un servizio di stampa etichette e cartellini alla fonte. Naturalmente tutto ciò vale anche nella protezione alla fonte dove, l'applicazione dell'etichetta antitaccheggio, sia essa abbinata all'identificazione / codifica del prodotto o meno, può essere fatta tramite servizio o direttamente dal produttore.
La Ferlabel nasce nel 1978 con la distribuzione delle prezzatrici Meto, che sostituiscono il tampone ad inchiostro,per il Lazio e la provincia di Terni. Sin dalla nascita , mediante la stampa e l'applicazione di etichette autoadesive Esselte Meto, super il concetto di semplice prezzatura e permette di promuovere( con la diversificazione dei colori delle etichette), di praticare una prima protezione( etichette di sicurezza con intagli) e di rafforzare l'immagine del punto vendita(etichette prestampate e personalizzate).
Da oltre 35 anni la Ferlabel distribuisce codificatrici e stampanti termiche e a trasferimento termico per il codice a barre e, ancora una volta, riesce ad andare oltre la semplice identificazione del prodotto fornendo una gamma di etichette e cartellini tale da soddisfare qualunque esigenza.
Per controbattere la crescente erosione dei margini del punto vendita, l'etichetta con intagli di sicurezza non ed Esselte Sviluppa i suoi sistemi di antitaccheggio. Lo fa sapendo che il suo cliente non può perdere tempo a identificare - prezzare - proteggere in momenti diversi con risorse diverse e abbina i suoi sistemi di antitaccheggio una gamma di supporti compatibili con i propri sistemi di prezzatura e codifica: etichette autoadesive per la fedele prezzatrice,etichette e cartellini per la più moderna stampante, etichette rigide e accessori vari. Tutte le esigenze del punto vendita incorporate in una sola etichette. Ma non basta. Il futuro immediato porta al lancio di un sistema, tecnologicamente all'avanguardia, di frontalini elettronici , display elettronici, posti sullo scaffale,sostituiscono i vecchi frontalini in carta o cartoncino. L'aggiornamento dei prezzi di migliaia di referenze si fa in minuti e non più in giornate. Contribuendo al raggiungimento dell'efficienza nel punto vendita. Ma si può fare di più? Pensiamo di poter togliere l'incombenza dell'etichettatura e edella protezione dal punto di vendita. La Ferlabel , forte della sua esperienza nella prezzatura e codifica articoli nei punti vendita, ha sviluppato un servizio di stampa etichette e cartellini alla fonte. Naturalmente tutto ciò vale anche nella protezione alla fonte dove, l'applicazione dell'etichetta antitaccheggio, sia essa abbinata all'identificazione / codifica del prodotto o meno, può essere fatta tramite servizio o direttamente dal produttore.
mercoledì 30 gennaio 2013
Il taccheggio negli anni '90
Il taccheggio resta un enigma nel senso che malgrado sia un reato diffuso e costoso, ha attirato molto poco l'attenzione dei ricercatori accademici. Il settore della vendita al dettaglio è, comprensibilmente, molto più consapevole della portata del problema. I recenti cambiamenti introdotti nei metodi di vendita, come meno commessi e banchi di esposizione più accessibili, forniscono un ambiente che contribuisce alla continuazione del fenomeno. E' pertanto necessario che vengano condotte maggiori ricerche sul taccheggio, sia da un punto di vista teorico che pratico. E' auspicabile che la presente ricerca ed altri studi futuri contribuiscano a fornire un mezzo di comprensione più ampio di quello che potremmo definire lo "sconto fai - da - te". Il furto di merce dai rivenditori al dettaglio da parte di persone non ivi impegnate che si fingono clienti, risale ai tempi della regina Elisabetta I . Da allora è di venuto un "crimine molto diffuso". Il taccheggio, una costante che nelle statistiche dell' FBI, costituiva il 16 % dei furti riportati alla polizia nel 1990. Sebbene il volume della maggior parte dei furti sia diminuito o rimasto invariato dal 1986 al '90, il taccheggio è aumentato del 22 % . Comunque, la visione incompleta della realtà del crimine presentata dai dati della UCR, in particolare per quanto riguarda la "zona buia" dei crimini , suggerisce che il volume dei reati di taccheggio è molto superiore al valore ufficialmente riconosciuto. Baumer e Rosenbaum stimarono che il numero superasse nel 1979 i 200 milioni. Il continuo aumento di casi di taccheggio riportati negli ultimi dieci anni, secondo i dati UCR, fa pensare che il numero "reale"sia tuttora in aumento e che sia impossibile stimare.
Il basso numero di casi scoperti rende estremamente difficoltosa la determinazione delle perdite subite in caso di taccheggio. Le stime variano molto ma è opinione comune che i costi legati al taccheggio si aggirino su miliardi di dollari ogni anno. Per un confronto, i dati della UCR indicano che le perdite stimate nel 1900 ( per tutti i tipi di furti) furono di $ 501 milioni ( Federal Bureau of Investigation 1991). L'Istituto per il Commercio per l'area metropolitana di Washington D.C. ha valutato i costi per misure di sicurezza e perdite da furto intorno a $ 750 milioni annui solo per quella zona ( Pyatt 1900). A ciò si aggiunge il rapporto dal quale risulta che nella zona di Washington i negozianti "stanziano" circa $ 300 per ogni residente dell'area circostante come costi "non documentati" per recuperare le perdite da taccheggio(Pyatt 1990).
Il fenomeno del taccheggio, proprio in virtù della sua vasta entità, risulta "inevitabile". Il numero di reati è "sconosciuto e non individuabile". Il costo che grava sulle spalle di venditori e consumatori è sconcertante. Dati il volume di reati e il relativo impatto economico, la scarna letteratura sul taccheggio è sorprendente.
Le ricerche accademiche sul taccheggio possono essere suddivise in diverse categorie: (1) correlazioni e tecniche; (2) fattori motivazionali; (3) approcci clinici;(4) reazioni comportamentali e legali. Il presente studio tratta essenzialmente il primo di questi punti. Si concentra su :(1) caratteristiche dei taccheggiatori; (2) il genere di merce rubata; e (3) tecniche usate dai taccheggiatori. Si parlerà inoltre dell'idea di taccheggio inteso come gioco.
Esame della letteratura
La fonte più comune e maggiormente citata sulle correlazioni e sulle tecniche di taccheggio è d The Booster and the Snitch di Cameron(1964). Senza dubbio lo studio più completo sull'argomento, esso si basa sull'analisi di 1150 rapporti di casi di un grande magazzino di Chicago durante gli anni tra il 1943 e il 1950.
Il profulo del taccheggiatore "tipico" che emerge dai dati di Cameron è stato generalmente confermato da ricerche successive.La maggior parte dei taccheggiatori sono "ladruncoli"che rubano per usare le cose loro stessi. Agiscono deliberatamente e di rado di impulso. Per la maggior parte sono "persone rispettabili"e solo pochi di essi hanno precedenti penali.
Cameron, Robin(1963) e Won e Yamamoto (1968), scoprirono che le donne rubano di più degli uomini. Altri studi invece rivelarono l'opposto(Kraut 1976; Ray 1987; Kallis e Vanier 1985). Queste differenze sono probabilmente il risultato di differenze nei metodi utilizzati per identificare i taccheggiatori.
Cameron scoprì che i "ladruncoli" non appartenevano ad alcuna classe sociale particolare.Comunque i taccheggiatori provenivano da zone residenziali socioeconomicamente inferiori rispetto ai clienti del negozio. Gli studi di Won e Yamamoto( 1968) portarono a risultati simili.
Cameron trovò che i giovani erano taccheggiatori più attivi rispetto agli adulti. Ragazzi e ragazze venivano arrestati con la stessa frequenza. Le ragazze rubavano oggetti di maggior valore rispetto ai ragazzi. Il taccheggio giovanile avveniva spesso in gruppo, di fatto Cameron verificò una relazione inversamente proporzionale tra l'età e il fatto di essere in compagnia di altri. Gli adulti solitamente rubavano da soli.
Lo studio condotto da Klemke (1982) sul taccheggio degli adolescenti portò alla conclusione che imaschi erano più inclini al taccheggio rispetto alle femmine. Era inoltre evidente una modesta relazione tra un basso background culturale e il taccheggio. Una scoperta degna di nota fu che l'attività di taccheggio diminuiva durante gli anni delle scuole superiori.
In generale , sia i giovani che gli adulti taccheggiano articoli poco costosi. Gli articoli più "appetitosi" erano di piccole dimensioni e facili da nascondere mentre le donne non rubavano mai oggetti di prima necessità, bensì optavano per articoli di "lusso".
Cameron venne a capo di un'interessante differenza tra le modalità di taccheggio di uomini e donne, sia giovani che adulti. Ci sono maggiori probabilità che gli uomini più delle donne rubino un solo articolo in particolare e, una volta localizzato, pagano ed escono.Le donne,invece "danno un'occhiata qua e là"acquistano articoli che risultano per loro attraenti. Lo stesso modello differenzia il modo di taccheggiare di uomini e donne.
Sulla base di quanto detto, nel seguente studio vengono prese in esame le seguenti ipotesi:
1) I taccheggiatori sono solitamente di entrambi i sessi. Inoltre, il sesso non presenta alcuna correlazione significativa con il taccheggio giovanile.
2)Il taccheggio è inversamente correlato con l'età.
3)Il taccheggio è inversamente correlato con la classe sociale.
4) I giovani taccheggiano solitamente di più in compagnia rispetto agli adulti.
5) Gli articoli rubati sono generalmente poco costosi.
6) E' più probabile che gli uomini rubino un solo articolo rispetto alle donne.
In aggiunta alla ricerca empirica sul taccheggio esposta precedentemente, Katz fornisce una prospettiva utile e più metafisica su tale fenomeno. Basandosi su di un collage di materiale, egli raffigura il fenomeni come un "bieco brivido", qualcosa che è fondamentalmente fine a se stessa. L'esperienza può avere in alcuni casi connotazione sessuale.
Katz suggerisce inoltre che il taccheggio potrebbe essere considerato come un gioco o una gara sportiva. Gli individui, sia da soli che in squadra , cercano di superare una linea di meta per ottenere una vittoria. Gli oppositori vengono chiaramente identificati. Viene ben definito il campo di gioco. E' indispensabile una strategia.Come il gioco si svolge è irrilevante poiché ci sarà comunque un vincitore e un vinto. C'è un risultato somma - zero; il taccheggiatore o cela fa oppure fallisce. Katz asserisce che l'analogia rischia di essere esagerata poiché il personale di sorveglianza potrebbe non notare che le loro azioni fanno parte di un gioco ed inoltre perché questi ultimi devono essere pronti a giocare in qualunque momento, indipendentemente dalla loro voglia di farlo o no.
Il presente studio prenderà in considerazioni il concetto di taccheggio che gioco e la relativa idea di azione di squadra.
Dati
I dati relativi al presente studio provenivano da due fonti. Fu analizzato inizialmente un campione di rapporti di casi di taccheggio in grande magazzino di una città nel mid-west degli USA di 80.000 persone.Questi rapporti sono stati compilati durante un periodo compreso tra aprile e novembre 1991. Furono inoltre effettuati dei colloqui con il personale di sorveglianza nello stesso grande magazzino.
Risultati: chi ruba
Furono esaminati 48 rapporti preliminari.Risultarono 55 taccheggiatori. Trentotto dei cinquantacinque (69%) erano uomini;diciassette(31%) erano donne, non sorprese tanto il fatto che i taccheggiatori erano più maschi che femmine quanto l'enorme differenza del numero.
La tabella 1 fornisce dati sul sesso dei taccheggiatori in relazione all'età. Il fenomeno diminuisce con l'età fra gli uomini; il 61% dei taccheggiatori aveva tra gli 11 e i 17 anni. Le taccheggiatrici erano più vecchie, il 76% apparteneva alla categoria tra i 18 e i 29 anni. Comunque, sia per i maschi che per le femmine il taccheggio diminuisce in modo consistente dopo i 22 anni. Il 79% dei taccheggiatori maschi e il 65% delle femmine avevano dai 22 anni in giù. Complessivamente, 41 dei 55 (75%) avevano tra gli 11 e i 22 anni.
Nell'ambito delle fasce di età varia il rapporto uomini/donne (tabella 2). I taccheggiatori giovani e quelli trai 30 anni in su sono pressoché tutti maschi, rispettivamente il 92% e il 78%.Al contrario, il 62% tra i 18 e i 29 anni erano femmine.
Tra le informazioni a disposizioni non vi era alcuna valutazione specifica della classe sociale.In ogni caso gli stessi indirizzi dei taccheggiatori costituivano dei grossolani indicatori: la maggior parte dei taccheggiatori risiedeva in quartieri popolari e di basso ceto.
La scoperta di Cameron che il taccheggio diventa con l'aumentare dell'età un'attività solitaria e parzialmente confermata dai risultati di questo studio(tabella 3). Fra taccheggiatori maschi, il fatto di essere accompagnati da qualcuno risulta meno evidente rispetto ai loro omologhi femmine. In ogni caso, 4 donne su 6 nella categoria trai 18 e i 29 che risultavano essere con qualcuno, avevano un'età compresa tra i 18 e i 22 anni. Questo suggerisce che il taccheggio "solitario" aumenta progressivamente tra le femmine, sebbene in modo più lento.
Che cosa viene rubato
Come ci si aspettava, la merce rubata era relativamente poco costosa.La gamma dei prezzi dei singoli articoli sottratti varia da $ 1,97 a $ 69,97. Gli articoli più costosi comprendevano un rasoio elettrico e un telefono. Fra quelli più a buon mercato vi erano una scatola di pallottole a salve, un deodorante e una cassetta di Elvis Presley.
La varietà delle merci rubate rifletteva i bisogni, gli interessi e le probabili età dei taccheggiatori. Musicassette, videogiochi, giocattoli e figurine di football e di baseball erano i più diffusi tra i giovani. I ladruncoli adulti erano più inclini a prendere oggetti come un rasoio,un trapano, un telefono, ecc. elencanti sopra.Le donne selezionavano abbigliamento per bambini. Gli uomini rubavano articoli sportivi, accessori per auto e attrezzi vari.
I bottini più consistenti in termine di valore degli articoli rubati furono quelli delle donne della categoria tra i 18 e i 29 anni. In tutti i casi, la donna fermata aveva con sè gran varietà di articoli.
In generale, era assai più facile che gli uomini rispetto alle donne rubassero soltanto un articolo. Ventuno(21) dei 38 maschi(55%) furono trovati con un solo oggetto. Quando ne avevano più di uno si trattava generalmente sempre dello stesso articolo - 2 o 3 cassette, 2 paia di pantaloni, ecc. Soltanto una delle donne aveva rubato un solo oggetto. Come precisato in precedenza, le donne con i bottini più consistenti in termine di valore avevano una gran varietà di oggetti senza alcuna relazione tra loro. Questo riflette la scoperta di Cameron che le taccheggiatrici "fanno la spesa" in maniera casuale prima di selezionare gli oggetti da rubare.
Tecniche
La tecnica usata nei casi di taccheggio rilevata dallo studio indica che le persone coivolte erano "ladruncoli" amatoriali tranne una o due eccezioni. Il metodo usato nella maggior parte dei casi consistevano nel nascondere la merce nella propria borsa o tra gli indumenti. Non si trattava di alcuna procedura o attrezzatura particolarmente sofisticata. In alcuni casi, il ladro si metteva l'oggetto o gli oggetti sotto il cappotto o li infilava nei pantaloni molto visibilmente. In altri casi andava a farlo nella toilette o nel camerino di prova. L'unica devianza da questo tipo di comportamenti si ebbe con un individuo che si mise in bocca un anello da $ 10 e tentò di lasciare il negozio.
La prova dell'esistenza di un "gioco di squadra" in questi casi di taccheggio fu fornita sia dalla relazione dei singoli casi che da colloqui con il personale di sorveglianza. I compagni fungevano da "palo" nei confronti degli addetti alla sicurezza del negozio e come "barriera" per fare in modo che non fossero visti mentre le cose venivano nascoste. I membri della squadra agivano da "esca" facendosi notare a rubare quella roba.Questo faceva parte del piano per evitare che il vero taccheggiatore fosse notato dal personale di sorveglianza. Anche la strategia di dirigersi in direzioni diverse veniva praticato alla fine di facilitare l'uscita di uno o più membri della squadra. Il risultato era talvolta non una completa vittoria.
Tacchegiare per gioco
Katz(1988) ha fatto riferimento all'analogia esistente tra i biechi crimini contro la proprietà come il taccheggio e gare sportive o giochi. Il comportamento sia del personale di sorveglianza del negozio che dei taccheggiatori in questi casi forniscono una conferma per l'affinità esistente.
Vincere per il taccheggiatore significa fuggire dal negozio con gli oggetti senza essere scoperto e i taccheggiatori vincono molto più spesso di quanto perdano. Uscire dal negozio sano e salvo è segnale di vittoria. Come dice un addetto alla sorveglianza "pensano che sia tutto finito", hanno varcato un'immaginaria linea di meta e , per festeggiare,gli oggetti nascosti vengono tirati fuori dalle tasche o da sotto i cappotti.
Vincere per gli addetti alla sicurezza del negozio significa "beccare" il ladruncolo per poi metterlo davanti al fatto compiuto e trattenerlo. In questo caso, è prescritto dalla politica del negozio che i taccheggiatori possono essere fermati soltanto dopo essere entrati nell'area compresa tra le due porte di uscita.
La logica giustificazione di questo provvedimento è che l'intenzione di non voler pagare gli oggetti che si posseggono si manifesta chiaramente solo dopo aver oltrepassato le casse.
Il confronto tra il personale di sorveglianza e il sospetto taccheggiatore è un'altra fase del gioco; In gran parte dei casi suggella la sconfitta del taccheggiatore. Il personale di sorveglianza era concorde nell'affermare che l'80% di coloro che venivano fermati non destava problemi. Il dieci percento(10%) oppone qualche forma di resistenza - i cosiddetti "oppositori". Gli oppositori giurano, negano di avere la roba e si rifiutano di consegnarla.
Il restante 10% era formato da "fuggitivi".Questi individui "mollano" la refurtiva e scappano. Cercano di evitare la sconfitta totale sottraendosi alla cattura. Possono minacciare violenza o diventare effettivamente violenti, comunque la fuga è la reazione prevalente.
Quando il gioco termina con la cattura, resta l'agonia della sconfitta. Il brivido delle vittorie passate sembra molto lontano. Come suggerisce Katz il non-professionista resta atterrito e cade in una sorta di "shock metafisico". Questa sensazione è stata efficacemente descritta da un addetto alla sicurezza.
Molti cercano di salvare la faccia offrendosi di pagare la merce rubata.
Riassunto e discussione
Il presente studio si è prefisso uno scopo modesto. E' stato limitato a relazioni di casi e colloqui con personale di sicurezza di un negozio. Generalizzare in base ai dati raccolti sarebbe rischioso. Tuttavia, questa ricerca fornisce dati supplementari su un argomento che in generale è stato esaminato in maniera limitata, e a cui è stata rivolta anche in tempi recenti scarsissima attenzione.
Il profilo dei taccheggiatori delineatosi nella ricerca è simile a quelli individuati da studi passati con qualche eccezione.C'era una maggiore prevalenza di maschi qui che non in precedenti ricerche, ma ciò potrebbe essere in funzione del tipo di dati più che di un effetto correlato al sesso. Il taccheggio diminuisce con l'età più velocemente per gli uomini che per le donne. C'era un segnale di "maturazione",ma apparentemente il processo era più lento di quanto suggerito dai dati di Klemke. I taccheggiatori giovani erano prevalentemente maschi, contrariamente alle scoperte di Cameron, ma similmente a quelle di Klemke. Il taccheggio inteso come comportamento condiviso diminuiva più in fretta con l'età per gli uomini che per le donne. Intorno ai 20 anni e poco oltre i taccheggiatori svolgevano il loro mestiere da soli.
La merce rubata dai taccheggiatori in questo studio era un miscuglio assai disparato di articoli relativamente poco costosi. I tipi di articoli rubati riflettevano l'età ed il sesso dei taccheggiatori. Circa una metà dei maschi limitavano la loro"selezione" ad un articolo e la maggior parte degli altri avevano in loro possesso più di uno stesso articolo.Per le donne, d'altro canto, è più facile che rubino due o più articoli diversi.
Come descritto nelle relazioni qui citate non risultava alcuna "strategia del mestiere"dai riassunti dei metodi usati dai taccheggiatori. Gran parte di quelli osservati mettevano semplicemente la merce sotto qualche indumento o nella borsa della spesa o nella borsetta. La mancanza di sofisticazione non risulta inaspettata vista l'età degli individui in questo campione di casi. Un campione comprendente persone di età superiore avrebbe probabilmente prodotto"ladruncoli" di tipo più professionale e di conseguenza attrezzi e procedure più perfezionati.
Il gioco di squadra era presente in alcuni dei casi descritti. I membri della squadra assumevano ruoli diversi con l'intento di aumentare le possibilità di successo.
L'analogia di gioco suggerita da Katz viene confermata non soltanto dalla competizione tra oppositori ma anche dagli stati emotivi di euforia e di depressione vissuti da vincitori e perdenti.I vincitori erano euforici.
I perdenti erano devastati, al punto che, come suggerisce Cameron, davano un taglio netto alla loro "carriera" di taccheggiatori.
Il basso numero di casi scoperti rende estremamente difficoltosa la determinazione delle perdite subite in caso di taccheggio. Le stime variano molto ma è opinione comune che i costi legati al taccheggio si aggirino su miliardi di dollari ogni anno. Per un confronto, i dati della UCR indicano che le perdite stimate nel 1900 ( per tutti i tipi di furti) furono di $ 501 milioni ( Federal Bureau of Investigation 1991). L'Istituto per il Commercio per l'area metropolitana di Washington D.C. ha valutato i costi per misure di sicurezza e perdite da furto intorno a $ 750 milioni annui solo per quella zona ( Pyatt 1900). A ciò si aggiunge il rapporto dal quale risulta che nella zona di Washington i negozianti "stanziano" circa $ 300 per ogni residente dell'area circostante come costi "non documentati" per recuperare le perdite da taccheggio(Pyatt 1990).
Il fenomeno del taccheggio, proprio in virtù della sua vasta entità, risulta "inevitabile". Il numero di reati è "sconosciuto e non individuabile". Il costo che grava sulle spalle di venditori e consumatori è sconcertante. Dati il volume di reati e il relativo impatto economico, la scarna letteratura sul taccheggio è sorprendente.
Le ricerche accademiche sul taccheggio possono essere suddivise in diverse categorie: (1) correlazioni e tecniche; (2) fattori motivazionali; (3) approcci clinici;(4) reazioni comportamentali e legali. Il presente studio tratta essenzialmente il primo di questi punti. Si concentra su :(1) caratteristiche dei taccheggiatori; (2) il genere di merce rubata; e (3) tecniche usate dai taccheggiatori. Si parlerà inoltre dell'idea di taccheggio inteso come gioco.
Esame della letteratura
La fonte più comune e maggiormente citata sulle correlazioni e sulle tecniche di taccheggio è d The Booster and the Snitch di Cameron(1964). Senza dubbio lo studio più completo sull'argomento, esso si basa sull'analisi di 1150 rapporti di casi di un grande magazzino di Chicago durante gli anni tra il 1943 e il 1950.
Il profulo del taccheggiatore "tipico" che emerge dai dati di Cameron è stato generalmente confermato da ricerche successive.La maggior parte dei taccheggiatori sono "ladruncoli"che rubano per usare le cose loro stessi. Agiscono deliberatamente e di rado di impulso. Per la maggior parte sono "persone rispettabili"e solo pochi di essi hanno precedenti penali.
Cameron, Robin(1963) e Won e Yamamoto (1968), scoprirono che le donne rubano di più degli uomini. Altri studi invece rivelarono l'opposto(Kraut 1976; Ray 1987; Kallis e Vanier 1985). Queste differenze sono probabilmente il risultato di differenze nei metodi utilizzati per identificare i taccheggiatori.
Cameron scoprì che i "ladruncoli" non appartenevano ad alcuna classe sociale particolare.Comunque i taccheggiatori provenivano da zone residenziali socioeconomicamente inferiori rispetto ai clienti del negozio. Gli studi di Won e Yamamoto( 1968) portarono a risultati simili.
Cameron trovò che i giovani erano taccheggiatori più attivi rispetto agli adulti. Ragazzi e ragazze venivano arrestati con la stessa frequenza. Le ragazze rubavano oggetti di maggior valore rispetto ai ragazzi. Il taccheggio giovanile avveniva spesso in gruppo, di fatto Cameron verificò una relazione inversamente proporzionale tra l'età e il fatto di essere in compagnia di altri. Gli adulti solitamente rubavano da soli.
Lo studio condotto da Klemke (1982) sul taccheggio degli adolescenti portò alla conclusione che imaschi erano più inclini al taccheggio rispetto alle femmine. Era inoltre evidente una modesta relazione tra un basso background culturale e il taccheggio. Una scoperta degna di nota fu che l'attività di taccheggio diminuiva durante gli anni delle scuole superiori.
In generale , sia i giovani che gli adulti taccheggiano articoli poco costosi. Gli articoli più "appetitosi" erano di piccole dimensioni e facili da nascondere mentre le donne non rubavano mai oggetti di prima necessità, bensì optavano per articoli di "lusso".
Cameron venne a capo di un'interessante differenza tra le modalità di taccheggio di uomini e donne, sia giovani che adulti. Ci sono maggiori probabilità che gli uomini più delle donne rubino un solo articolo in particolare e, una volta localizzato, pagano ed escono.Le donne,invece "danno un'occhiata qua e là"acquistano articoli che risultano per loro attraenti. Lo stesso modello differenzia il modo di taccheggiare di uomini e donne.
Sulla base di quanto detto, nel seguente studio vengono prese in esame le seguenti ipotesi:
1) I taccheggiatori sono solitamente di entrambi i sessi. Inoltre, il sesso non presenta alcuna correlazione significativa con il taccheggio giovanile.
2)Il taccheggio è inversamente correlato con l'età.
3)Il taccheggio è inversamente correlato con la classe sociale.
4) I giovani taccheggiano solitamente di più in compagnia rispetto agli adulti.
5) Gli articoli rubati sono generalmente poco costosi.
6) E' più probabile che gli uomini rubino un solo articolo rispetto alle donne.
In aggiunta alla ricerca empirica sul taccheggio esposta precedentemente, Katz fornisce una prospettiva utile e più metafisica su tale fenomeno. Basandosi su di un collage di materiale, egli raffigura il fenomeni come un "bieco brivido", qualcosa che è fondamentalmente fine a se stessa. L'esperienza può avere in alcuni casi connotazione sessuale.
Katz suggerisce inoltre che il taccheggio potrebbe essere considerato come un gioco o una gara sportiva. Gli individui, sia da soli che in squadra , cercano di superare una linea di meta per ottenere una vittoria. Gli oppositori vengono chiaramente identificati. Viene ben definito il campo di gioco. E' indispensabile una strategia.Come il gioco si svolge è irrilevante poiché ci sarà comunque un vincitore e un vinto. C'è un risultato somma - zero; il taccheggiatore o cela fa oppure fallisce. Katz asserisce che l'analogia rischia di essere esagerata poiché il personale di sorveglianza potrebbe non notare che le loro azioni fanno parte di un gioco ed inoltre perché questi ultimi devono essere pronti a giocare in qualunque momento, indipendentemente dalla loro voglia di farlo o no.
Il presente studio prenderà in considerazioni il concetto di taccheggio che gioco e la relativa idea di azione di squadra.
Dati
I dati relativi al presente studio provenivano da due fonti. Fu analizzato inizialmente un campione di rapporti di casi di taccheggio in grande magazzino di una città nel mid-west degli USA di 80.000 persone.Questi rapporti sono stati compilati durante un periodo compreso tra aprile e novembre 1991. Furono inoltre effettuati dei colloqui con il personale di sorveglianza nello stesso grande magazzino.
Risultati: chi ruba
Furono esaminati 48 rapporti preliminari.Risultarono 55 taccheggiatori. Trentotto dei cinquantacinque (69%) erano uomini;diciassette(31%) erano donne, non sorprese tanto il fatto che i taccheggiatori erano più maschi che femmine quanto l'enorme differenza del numero.
La tabella 1 fornisce dati sul sesso dei taccheggiatori in relazione all'età. Il fenomeno diminuisce con l'età fra gli uomini; il 61% dei taccheggiatori aveva tra gli 11 e i 17 anni. Le taccheggiatrici erano più vecchie, il 76% apparteneva alla categoria tra i 18 e i 29 anni. Comunque, sia per i maschi che per le femmine il taccheggio diminuisce in modo consistente dopo i 22 anni. Il 79% dei taccheggiatori maschi e il 65% delle femmine avevano dai 22 anni in giù. Complessivamente, 41 dei 55 (75%) avevano tra gli 11 e i 22 anni.
Nell'ambito delle fasce di età varia il rapporto uomini/donne (tabella 2). I taccheggiatori giovani e quelli trai 30 anni in su sono pressoché tutti maschi, rispettivamente il 92% e il 78%.Al contrario, il 62% tra i 18 e i 29 anni erano femmine.
Tra le informazioni a disposizioni non vi era alcuna valutazione specifica della classe sociale.In ogni caso gli stessi indirizzi dei taccheggiatori costituivano dei grossolani indicatori: la maggior parte dei taccheggiatori risiedeva in quartieri popolari e di basso ceto.
La scoperta di Cameron che il taccheggio diventa con l'aumentare dell'età un'attività solitaria e parzialmente confermata dai risultati di questo studio(tabella 3). Fra taccheggiatori maschi, il fatto di essere accompagnati da qualcuno risulta meno evidente rispetto ai loro omologhi femmine. In ogni caso, 4 donne su 6 nella categoria trai 18 e i 29 che risultavano essere con qualcuno, avevano un'età compresa tra i 18 e i 22 anni. Questo suggerisce che il taccheggio "solitario" aumenta progressivamente tra le femmine, sebbene in modo più lento.
Che cosa viene rubato
Come ci si aspettava, la merce rubata era relativamente poco costosa.La gamma dei prezzi dei singoli articoli sottratti varia da $ 1,97 a $ 69,97. Gli articoli più costosi comprendevano un rasoio elettrico e un telefono. Fra quelli più a buon mercato vi erano una scatola di pallottole a salve, un deodorante e una cassetta di Elvis Presley.
La varietà delle merci rubate rifletteva i bisogni, gli interessi e le probabili età dei taccheggiatori. Musicassette, videogiochi, giocattoli e figurine di football e di baseball erano i più diffusi tra i giovani. I ladruncoli adulti erano più inclini a prendere oggetti come un rasoio,un trapano, un telefono, ecc. elencanti sopra.Le donne selezionavano abbigliamento per bambini. Gli uomini rubavano articoli sportivi, accessori per auto e attrezzi vari.
I bottini più consistenti in termine di valore degli articoli rubati furono quelli delle donne della categoria tra i 18 e i 29 anni. In tutti i casi, la donna fermata aveva con sè gran varietà di articoli.
In generale, era assai più facile che gli uomini rispetto alle donne rubassero soltanto un articolo. Ventuno(21) dei 38 maschi(55%) furono trovati con un solo oggetto. Quando ne avevano più di uno si trattava generalmente sempre dello stesso articolo - 2 o 3 cassette, 2 paia di pantaloni, ecc. Soltanto una delle donne aveva rubato un solo oggetto. Come precisato in precedenza, le donne con i bottini più consistenti in termine di valore avevano una gran varietà di oggetti senza alcuna relazione tra loro. Questo riflette la scoperta di Cameron che le taccheggiatrici "fanno la spesa" in maniera casuale prima di selezionare gli oggetti da rubare.
Tecniche
La tecnica usata nei casi di taccheggio rilevata dallo studio indica che le persone coivolte erano "ladruncoli" amatoriali tranne una o due eccezioni. Il metodo usato nella maggior parte dei casi consistevano nel nascondere la merce nella propria borsa o tra gli indumenti. Non si trattava di alcuna procedura o attrezzatura particolarmente sofisticata. In alcuni casi, il ladro si metteva l'oggetto o gli oggetti sotto il cappotto o li infilava nei pantaloni molto visibilmente. In altri casi andava a farlo nella toilette o nel camerino di prova. L'unica devianza da questo tipo di comportamenti si ebbe con un individuo che si mise in bocca un anello da $ 10 e tentò di lasciare il negozio.
La prova dell'esistenza di un "gioco di squadra" in questi casi di taccheggio fu fornita sia dalla relazione dei singoli casi che da colloqui con il personale di sorveglianza. I compagni fungevano da "palo" nei confronti degli addetti alla sicurezza del negozio e come "barriera" per fare in modo che non fossero visti mentre le cose venivano nascoste. I membri della squadra agivano da "esca" facendosi notare a rubare quella roba.Questo faceva parte del piano per evitare che il vero taccheggiatore fosse notato dal personale di sorveglianza. Anche la strategia di dirigersi in direzioni diverse veniva praticato alla fine di facilitare l'uscita di uno o più membri della squadra. Il risultato era talvolta non una completa vittoria.
Tacchegiare per gioco
Katz(1988) ha fatto riferimento all'analogia esistente tra i biechi crimini contro la proprietà come il taccheggio e gare sportive o giochi. Il comportamento sia del personale di sorveglianza del negozio che dei taccheggiatori in questi casi forniscono una conferma per l'affinità esistente.
Vincere per il taccheggiatore significa fuggire dal negozio con gli oggetti senza essere scoperto e i taccheggiatori vincono molto più spesso di quanto perdano. Uscire dal negozio sano e salvo è segnale di vittoria. Come dice un addetto alla sorveglianza "pensano che sia tutto finito", hanno varcato un'immaginaria linea di meta e , per festeggiare,gli oggetti nascosti vengono tirati fuori dalle tasche o da sotto i cappotti.
Vincere per gli addetti alla sicurezza del negozio significa "beccare" il ladruncolo per poi metterlo davanti al fatto compiuto e trattenerlo. In questo caso, è prescritto dalla politica del negozio che i taccheggiatori possono essere fermati soltanto dopo essere entrati nell'area compresa tra le due porte di uscita.
La logica giustificazione di questo provvedimento è che l'intenzione di non voler pagare gli oggetti che si posseggono si manifesta chiaramente solo dopo aver oltrepassato le casse.
Il confronto tra il personale di sorveglianza e il sospetto taccheggiatore è un'altra fase del gioco; In gran parte dei casi suggella la sconfitta del taccheggiatore. Il personale di sorveglianza era concorde nell'affermare che l'80% di coloro che venivano fermati non destava problemi. Il dieci percento(10%) oppone qualche forma di resistenza - i cosiddetti "oppositori". Gli oppositori giurano, negano di avere la roba e si rifiutano di consegnarla.
Il restante 10% era formato da "fuggitivi".Questi individui "mollano" la refurtiva e scappano. Cercano di evitare la sconfitta totale sottraendosi alla cattura. Possono minacciare violenza o diventare effettivamente violenti, comunque la fuga è la reazione prevalente.
Quando il gioco termina con la cattura, resta l'agonia della sconfitta. Il brivido delle vittorie passate sembra molto lontano. Come suggerisce Katz il non-professionista resta atterrito e cade in una sorta di "shock metafisico". Questa sensazione è stata efficacemente descritta da un addetto alla sicurezza.
Molti cercano di salvare la faccia offrendosi di pagare la merce rubata.
Riassunto e discussione
Il presente studio si è prefisso uno scopo modesto. E' stato limitato a relazioni di casi e colloqui con personale di sicurezza di un negozio. Generalizzare in base ai dati raccolti sarebbe rischioso. Tuttavia, questa ricerca fornisce dati supplementari su un argomento che in generale è stato esaminato in maniera limitata, e a cui è stata rivolta anche in tempi recenti scarsissima attenzione.
Il profilo dei taccheggiatori delineatosi nella ricerca è simile a quelli individuati da studi passati con qualche eccezione.C'era una maggiore prevalenza di maschi qui che non in precedenti ricerche, ma ciò potrebbe essere in funzione del tipo di dati più che di un effetto correlato al sesso. Il taccheggio diminuisce con l'età più velocemente per gli uomini che per le donne. C'era un segnale di "maturazione",ma apparentemente il processo era più lento di quanto suggerito dai dati di Klemke. I taccheggiatori giovani erano prevalentemente maschi, contrariamente alle scoperte di Cameron, ma similmente a quelle di Klemke. Il taccheggio inteso come comportamento condiviso diminuiva più in fretta con l'età per gli uomini che per le donne. Intorno ai 20 anni e poco oltre i taccheggiatori svolgevano il loro mestiere da soli.
La merce rubata dai taccheggiatori in questo studio era un miscuglio assai disparato di articoli relativamente poco costosi. I tipi di articoli rubati riflettevano l'età ed il sesso dei taccheggiatori. Circa una metà dei maschi limitavano la loro"selezione" ad un articolo e la maggior parte degli altri avevano in loro possesso più di uno stesso articolo.Per le donne, d'altro canto, è più facile che rubino due o più articoli diversi.
Come descritto nelle relazioni qui citate non risultava alcuna "strategia del mestiere"dai riassunti dei metodi usati dai taccheggiatori. Gran parte di quelli osservati mettevano semplicemente la merce sotto qualche indumento o nella borsa della spesa o nella borsetta. La mancanza di sofisticazione non risulta inaspettata vista l'età degli individui in questo campione di casi. Un campione comprendente persone di età superiore avrebbe probabilmente prodotto"ladruncoli" di tipo più professionale e di conseguenza attrezzi e procedure più perfezionati.
Il gioco di squadra era presente in alcuni dei casi descritti. I membri della squadra assumevano ruoli diversi con l'intento di aumentare le possibilità di successo.
L'analogia di gioco suggerita da Katz viene confermata non soltanto dalla competizione tra oppositori ma anche dagli stati emotivi di euforia e di depressione vissuti da vincitori e perdenti.I vincitori erano euforici.
I perdenti erano devastati, al punto che, come suggerisce Cameron, davano un taglio netto alla loro "carriera" di taccheggiatori.
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